Lettera aperta al quotidiano Libertà del Comitato Giuseppe Verdi la sua epoca la sua terra
Dopo "lo slancio" velocizzato con la presenza ripetuta in breve tempo del ministro della cultura in persona, prima Sangiuliano e poi Giuli, sempre presente il nostro ministro piacentino Tommaso Foti, a Villa Verdi di Sant'Agata del comune di Villanova, tutto appare fermo, dimenticato, abbandonato. Sulla Gazzetta di Parma più volte è stata sollecitata la ripresa dei lavori e l'avanzamento dell'archiviazione di tutte le centinaia di documenti, libri, spartiti, foto che dovevano essere catalogati e digitalizzati dall'Istituto parmense, per intervento della Soprintendenza. Sui social "parmensi" sono diverse le denunce dello stato "pericoloso" degli immobili che fanno riferimento a Verdi e alla sua famiglia. Sulla Provincia di Cremona altrettanta apprensione, addirittura con la "scoperta" che forse Verdi si poteva pensare fosse di origine cremonese! E Piacenza? Abbiamo alcuni privati impegnati sul Mulino di Verdi e la chiesetta di Castelvetro, ma nulla di più. All''ex ospedale lasciato da Verdi a favore dei "bisognosi" del Comune di Villanova , tutto fermo....erba altissima e cumuli di macerie. Segnale positivo di "interessamento" del comune capoluogo (insieme ad Ausl, crediamo, e quindi Regione) per una soluzione dell'ex albergo san Marco anche se sul tavolo "decisionale" ci sono più di una ipotesi progettuale e più di una proposta di contenuti. I dirigenti del Ministero a Roma hanno delegato totalmente la Sovrintendenza di Parma (e Piacenza, dice la titolazione istituzionale) a svolgere tutti i lavori archivistici, recupero documenti ma anche architettonici, operativi, pratici. I fondi pubblici ci sono: sembrano confermati a bilancio nazionale 2026-2027 i 22 milioni di euro compreso l'esproprio agli eredi, seppur non concordi e non uniti nella accettazione. Anche la Regione Emilia Romagna ha dato disponibilità economica. Solo 380.000 euro sono stati già investiti sulla Villa per sistemare parte del tetto e due solai dei terrazzi e un ripristino di recinzione. Non si sa nulla dei "bauli" prelevati da Parma nel 2017 e dei "documenti riservati" che sono stati archiviati in parte a Parma e in parte a Piacenza. Come comitato abbiamo fatto un sopraluogo "esterno ovvia-mente" al parco e al giardino della Villa perchè è stato disegnato, voluto, costruito dal maestro stesso fra il 1849 e il 1854 con dettagli e attenzioni agronomiche da grande esperto, piantando una variabilità di essenze e soluzioni da "grande giardiniere", compreso la creazione del laghetto, prima opera "idraulica" disegnata da Verdi con l'acqua proveniente dal torrente Ongina. Verdi viveva molto il "suo" parco e le terre coltivate attorno. Diceva che i "rumori" della campagna nelle diverse stagioni erano fonte di suoni e di riflessioni anche musicali. Prova reale che esiste fra i grandi artisti un legame assoluto fra professione, cultura, creatività, dimora e ambiente, come dimostrato da pittori e musicisti a cavallo del XIX° secolo. Il catasto (fg 20 e 4, già part 2122) indica l'area recintata a parco con ingresso principale sul ponticello dell' Ongina e il piccolo approccio all'italiana. Le due uscite laterali consentivano di entrare direttamente nelle "carraie" dei suoi campi coltivati a erba medica (per le mucche e per fare il formaggio), di frumento e orzo (per le macine dei mulini). Ancora oggi si vedono i filari di pioppi italici a cipresso che amava verso le uscite, le querce vicino a casa (esempio di ombreggiatura naturale perchè i muri non si scaldassero), gli aceri platanoidi, le noci, il doppio filare di meli, le basse siepi, due ginko biloba... cercando di creare una alternan-za luce, penombra, buio molto particolare in modo da avere "angoli" di frescura anche in piena estate. Nel parco anche banani e palme....in oltre 7000 mq ben curati con almeno 100 specie diverse di piante essenze e fiori che sono un mix fra piante autoctone, piante non locali che piacevano a Verdi ed erano una presenza fissa nei parchi di ville palazzi e castelli di quel tempo come le magnolie. Aveva fatto costruire anche la ghiacciaia scavata vicino al laghetto, una voliera.... lui cacciatore occasionale passionario. Un "gusto naturalistico" che segna la sua epoca dai primi pittori impressionisti parigini ai macchiaioli toscani. Una scelta del Maestro è stata quella di aver vissuto sempre a piano terra di Villa Verdi per mantenere sempre "un contatto con la luce esterna, rumori e profumi della mia terra.....", mentre il primo piano era riservato agli ospiti. Il giardino-parco di Villa Verdi - fin ora poco considerato e tutelato - è un monumento alla "Sua" epoca e terra che deve essere rivitalizzato e mantenuto nel rispetto delle volontà del Maestro. Un obbligo, "per noi piacentini" far ritornare in vita, con ordine, pulizia, classificazione il parco di Villa Verdi che è sicuramente una attrazione turistica, proprio come " l'orto naturale creato e musicale di Verdi", unico al mondo.
Comitato Giuseppe Verdi la sua epoca la sua terra
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